giovedì 6 febbraio 2020

Sanità


Se il Ministero della Salute in 25 anni di affermata attenzione non è riuscito a trovare il modo di risolvere il problema, risolvibile con una  moltiplicazione e un po' di buon senso e buona volontà, di come adeguare al cresciuto costo della vita il limite di reddito oltre il quale cessa il diritto all'esenzione dalla tassa sanitaria, dalla sanità italiana ci si potrebbe aspettare di tutto. 
Ma mentre sono quasi certo che tale limite rimarrà 36151.98 euro anche nei prossimi 25 o cinquant'anni, salvo cambio della valuta, come il matrimonio reimarà discriminante motivo di tassazione (non bastando l'Art. 29 della Costituzione "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio."), mi meraviglia ancora che nella pratica solitamente efficiente della sanità locale esistano irritanti anomalie. 
Da oltre cinque anni, una o due volte al mese devo fare un test per adeguare il dosaggio di una medicina e mai ho dovuto pagare la tassa sanitaria (ticket) per prelievo e esame. Così, trovandomi fuori comune di residenza, mi reco al Servizio presso l'ospedale per la necessaria prescrizione medica e poi a un "Centro Prelievi" per il prelievo. Consegno prescrizione medica e tessera sanitaria e mi aspetto che facciano il prelievo come sempre è avvenuto. 
E invece mi dicono di pagare il "ticket" o di tornare dal medico e rifare la ricetta. Capisco così che il medico non ha indicato sulla ricetta il codice di esenzione. Devo tornare all'ospedale e dire al medico il codice, ricavandolo da una prescrizione del MMG che casualmente ancora ho. Infatti l'utile Servizio dell'ospedale non ha collegamento internet, mentre il Centro Prelievi mi conferma che con la tessera sanitaria può conoscere anche il codice di esenzione. Mi dicono che comunque senza codice sulla ricetta devono far pagare la tassa. Avrei potuto scriverlo io, ma non faccio di queste cose. Penso però che se il medico non lo indica  o sbaglia indicarlo potrebbe bastare la certificazione ufficiale fornita con la tessera sanitaria. Si eviterebbero inutili disagi alla persone, ma forse non per niente gli utenti del Servizio Sanitario sono detti "pazienti".



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